Incentivi 4.0 verso sostenibilità ed innovazione

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) potrebbe rappresentare una svolta per il piano di incentivi all’innovazione digitale delle imprese. Con la revisione attualmente in corso e l’integrazione del capitolo RePowerEu, il governo sta preparando uno spostamento degli incentivi 4.0 verso obiettivi di sostenibilità energetica e progetti che coinvolgano almeno intere linee di produzione. I dati elaborati dalla Corte dei conti riguardo al numero e alla distribuzione dei beneficiari negli ultimi due anni indicano che potrebbe essere necessario ripensare il programma. Nonostante il settore manifatturiero sia stato il primo a beneficiare degli incentivi sembra aver assorbito una quota limitata rispetto alle aspettative, considerando che il piano è stato lanciato nel 2016 con il nome di Industria 4.0. Nei primi anni, l’industria ha rapidamente rinnovato il proprio parco macchine, con una connessione digitale relativa, ma ora sembra esserci un rallentamento e la spinta propulsiva del programma si sta affievolendo.
Allo stesso tempo, emerge un divario evidente per quanto riguarda il Mezzogiorno, sia in termini di numero di imprese agevolate che di importo dei crediti d’imposta accumulati. Il PNRR ha stanziato complessivamente 13,4 miliardi di euro per i cinque crediti d’imposta 4.0 (di cui 3,1 miliardi per coprire misure già in vigore), a cui si aggiungono 5 miliardi di euro del Fondo Nazionale Complementare. Nel suo ultimo rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, la Corte dei conti ha stilato un bilancio provvisorio basato sui dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e sulle dichiarazioni dei redditi presentate tra il 2021 e il 2022. L’importo totale dei crediti d’imposta accumulati ammonta a 6,7 miliardi di euro, con una quota nettamente prevalente (81%, pari a 5,4 miliardi di euro) destinata agli investimenti in beni strumentali materiali 4.0, seguita dalla formazione 4.0 (617 milioni di euro), dalla ricerca, sviluppo e innovazione (560 milioni di euro) e da piccole quote relative ai beni strumentali immateriali (i software): 79 milioni di euro per i più avanzati e 10 milioni di euro per quelli tradizionali.
L’ipotetico avanzo di risorse che era stato previsto dal MIMIT qualche mese fa (parlato di 3 miliardi di euro) non si è verificato e i target complessivi fissati nel PNRR, relativi al numero di beneficiari, sono stati raggiunti e superati in anticipo, con 120.698 soggetti rispetto alle 111.700 imprese previste per il secondo trimestre del 2025. Tuttavia, se si analizzano i dettagli, si nota che qualcosa non ha funzionato per quanto riguarda i crediti d’imposta per i software 4.0.